Sentenza l’Ora della Calabria. Slc Cgil: «Giustizia per tutti?»

Sentenza l’Ora della Calabria. Slc Cgil: «Giustizia per tutti?»

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Cosenza - «Una delle pagine più brutte della storia dell’editoria calabrese». Così viene definita dalla segreteria della Slc Cgil Calabria la vicenda del quotidiano L’Ora della Calabria, giunta al termine con la sentenza del  28 novembre che ha condannato gli editori Pietro Citrigno e Fausto Aquino rispettivamente a  4 e 2 anni di reclusione con l’accusa di bancarotta preferenziale. Condanne anche per gli amministratori Rosanna Grillo e Tommaso Funari. « Il quotidiano L’Ora della Calabria e prima ancora Calabria Ora, rappresentava – dicono ancora dalla Slc Cgil Calabria -  un fiore all’occhiello dell’editoria calabrese, ma nascondeva dietro la firma di talentuosi giornalisti  e inchieste importanti, dinamiche da lasciare senza parole. Un editore padrone, stipendi da fame e contratti irregolari, fino al triste epilogo  della famosa “telefonata del cinghiale", dove lo stampatore Umberto De Rose boicottò l’uscita del quotidiano a causa di un’inchiesta scomoda sul figlio dell’allora sottosegretario Gentile, intimando al  direttore Regolo di togliere la notizia. Da lì poi la fine con  la liquidazione della società, e la conseguente perdita del lavoro di tutto il personale.  Come Slc Cgil, - dice ancora la segreteria - non possiamo comunque ritenerci pienamente soddisfatti per la sentenza che appurato la gestione disastrosa, il trattamento degli amici creditori ai quali prima di chiudere ha liquidato ben 500mila euro a discapito dello Stato e degli enti con i quali aveva contratto debiti. Ma giustizia è stata davvero fatta? I lavoratori verranno ora risarciti di tutte le spettanze che hanno accumulato? Giornalisti, personale poligrafico e tutti gli altri riceveranno quello che gli spetta dopo anni di attese e delusioni? Ci auguriamo – conclude la segreteria - che questa vicenda possa avere un buon epilogo x tutti, ma soprattutto per i lavoratori che sono stati sottoposti a trattamenti lavorativi illegali e disumani. A loro va la nostra solidarietà e il nostro sostegno, nella speranza di una stampa libera e indipendente».

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